Milan-Juve, sfida ovunque

21 feb

Come negli anni ’90. È tornata la sfida tra Milano e Torino. Una rivalità che va oltre il campo. Meglio la Milano da bere o la Torino operosa? Meglio il Duomo o la Mole? Meglio Allegri o Conte? Giochiamo, allora. Mettendo tutto insieme. In attesa, ovvio, della partita che vale una stagione.

Se dovessimo prendere il santo protettore del Milan, non potrebbe che essere Massimiliano Allegri. Da quando è arrivato – oltre al titolo al primo colpo – ha portato calma e una nuova aura tra i rossoneri. Lui, è senz’altro, la Madonnina d’oro del Duomo. Saggio e, perché no, anche benevolo nei confronti di chi esce dal seminato (vedi buffetto di Ibra). Che gusto hanno i rossoneri? Quello della cassoeula con la polenta. Piatto ricco che divide gli intenditori. Fantastico, dice qualcuno. Niente di che, altri. Fatto sta che il Milan è così. Forte, intenso. E quando è cucinato in modo perfetto – Arsenal o Cesena – non puoi fare a meno che gustarlo. Malgrado tutte le riserve. Ciak, si Milan. Già, perché ogni tanto San Siro si traveste da custode della settima arte, quella del cinema. Un po’ come succede alla Triennale. Museo sempre, luogo di passione e cuore. Quando ci sono le mostre del cinema, poi, si sale sulla giostra e si resta a bocca aperta.

Da Milano, ora, andiamo a Torino. Troviamo parcheggio e arriviamo alla Mole Antonelliana. Slanciata in alto con i suoi 167 metri. Come la Juventus. Che attacca il cielo, pardon, l’area avversaria, con cattiveria e profondità. Se la Mole si tingesse di bianconero, si farebbe fatica a distinguerla dalla squadra di Conte. La Juve sa essere anche dolce e sorprendente come un cioccolatino. Un gianduiotto robusto all’apparenza (Barzagli, Bonucci e Chiellini) e fantasioso nel cuore (Pirlo). Anche a Torino lo spettacolo del cinema è presente. Merito del Museo – l’unico in Italia – completamente dedicato al fascino della pellicola. Nel cuore di Torino proprio come Conte, ex capitano ora condottiero della Juve.

Insomma, Milano e Torino, Milan e Juventus, Conte e Allegri. Scegliere? Difficile davvero.

(c) Goffredo d’Onofrio

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