Calcio in Cina, non solo Anelka

13 dic

Il trasferimento di Nicolas Anelka dal Chelsea allo Shanghai Shenhua, squadra della Serie A cinese non deve stupire. Non tanto per il biennale da 220mila euro a settimana. Di cifre così, se ne sentono molto ultimamente. Lo sa bene Dario Conca, passato dal Fluminense al Guangzhou Evergrande, lo scorso anno. Così come lo sa Josè Antonio Camacho, diventato allenatore della nazionale. La Cina sta diventando una terra da scoprire. I giocatori europei, nuovi Marco Polo.

«Diventare il Chelsea d’Asia», è l’imperativo lanciato proprio dal presidente del Guangzhou Evergrande, Liu Yongzhuo. Ambizioni non del tutto esagerate, visto che dall’Europa non stanno arrivando solo calciatori e allenatori, ma viene importata anche l’organizzazione. Sempre più radicata, precisa e manageriale. Altro che Shaloin Soccer.

Uno degli uomini chiave di questa organizzazione è Rowan Simons. Che ha fondato il Pekin Club Football, una struttura dove allenatori europei preparano quelli cinesi. Una specie di Coverciano, insomma. Anche il governo si è accorto della potenzialità del calcio. Tanto da lanciare un progetto – il Campus Football – per avvicinare i nipoti della Rivoluzione culturale al pallone. Persino il Partito Comunista è molto attento. Tanto da manifestare “preoccupazione” per il recente arresto del presidente della federazione calcio cinese, Nan Young. Motivo: corruzione.

Insomma: stelle, soldi, management e corruzione. Tutte made in China. Le premesse per arrivare al calcio europeo ci sono, quindi. Nessuna esclusa.

© Goffredo d’Onofrio

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