Libertadores al via, tutti a caccia del Santos

24 gen

La Champions League del Sudamerica ricomincia stanotte. Il fascino della Libertadores, le partite da non perdere ed i nuovi talenti. Tutti a caccia del Santos di Neymar. Che torneo sarà? Quali le sorprese? Con quali nomi si riempiranno i taccuini dei talent scout europei? Ne abbiamo parlato con Rosario Triolo, giornalista di Sky Sport 24 esperto di calcio sudamericano.

Santos campione in carica. Tutti contro la squadra brasiliana?

«Il Santos nonostante qualche perdita importante come quella di Danilo ha mantenuto i suoi due maggiori talenti in squadra (Neymar e Ganso), e Neymar nel calcio sudamericano è un giocatore che fa la differenza. Nonostante questo, le argentine sono sempre le più interessanti, ma in un torneo come questo può succedere di tutto, come il Peñarol che nel 2011 è arrivato in finale».

Chi può fare bene?

«Boca Juniors e Vélez. Il Vélez cerca da tempo un trofeo internazionale. Se riuscirà a vivere l’inseguimento alla vittoria come un sogno e non come un’ossessione, potrebbe farcela. Il Boca ha una magia tutta sua e giocatori d’esperienza come Riquelme e Schiavi. Non vorrei sottovalutare altre squadre, ma stavolta vedo una lotta Brasile-Argentina in cui includo anche il Fluminense di Deco, il Corinthians di Adriano e il Santos campione in carica».

Neymar ormai è un talento conosciuto. Chi può emergere quest’anno?

«Abbiamo spesso parlato di Leandro Damião. Credo che lui possa essere la stella del torneo. Insieme a lui gioca Oscar, un altro grande talento pronto per la consacrazione. Per gli altri nomi, vado a raffica: Marchesin portiere del Lanus, Dedé del Vasco, difensore e Ruidiaz della U. de Chile».

Ronaldinho, Zalayeta, Recoba. Come stanno le vecchie conoscenze del calcio europeo?

«Il rapporto tra Ronaldinho e il Flamengo è in crisi, per questo il rischio che non renda ai suoi livelli è alto. Adriano purtroppo è lontano dall’essere un giocatore chiave nel Corinthians. Altra storia per Camoranesi al Lanus, Zalayeta al Peñarol, Recoba al Nacional Montevideo e soprattutto Riquelme al Boca. Saranno pure vecchietti, ma la loro importanza tecnica e carismatica può lanciare le loro squadre verso il sogno».

Pronostico secco.

«Il Boca Juniors nell’ultima campagna argentina mi ha impressionato. Non sottovalutiamo la fame di Corinthians (che vuole la sua prima Libertadores) e Vélez».

(c) Goffredo d’Onofrio per Sky Seven Days

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Mès que un match

20 gen

Partiamo dal trofeo. Partiamo dalla Coppa del Re. L’equivalente della FA Cup inglese o della nostra Coppa Italia. Partiamo dicendo che in Spagna, questa competizione non è vista come un impiccio tra una partita di campionato e una di Champions, anzi. Forse perché, chi la vince, viene premiato dal re Juan Carlos. Forse perché, nel corso della sua storia, non sempre il trofeo è andato alle solite note (vedi la vittoria del Maiorca del 2003). Sarà per questo che l’anno scorso il Real Madrid, subito dopo aver vinto la finale contro il Barcellona, ha festeggiato con un pullman scoperto. Una gioia enorme quella dei ragazzi di Mourinho. Talmente grande che Sergio Ramos si è fatto scivolare il trofeo sotto il bus, rovinandolo. A distanza di qualche mese da quella finale, ecco di nuovo Barcellona – Real Madrid, ritorno dei quarti di finale.

Clàsico mai banale e ricco di incroci. Come quelli tra Messi e Ronaldo, ad esempio. Uno dice di essere invidiato perché «bello, ricco e forte». L’altro, che ha vinto 3 palloni d’oro di fila, ha fatto del calcio la sua vita. Senza eccessi. Senza manie. Se non quella della subito dopo gli allenamenti: un paio d’ore sul divano di casa e guai a chi disturba il genio che dorme. Insomma, l’alfa e l’omega del calcio di questo secolo si sfidano. Ancora. E poco importa se è Messi ad essere in vantaggio su Ronaldo, praticamente su ogni cosa. Trofei di squadra e personali, ingaggi e sponsor. Solo su Twitter non c’è partita: vince CR7 a mani basse. È sfida ovunque, allora. Perché se il Barcellona è més que un club (più di un club), il clàsico è più di una partita. È una sfida tra filosofie, anche in panchina. È Guardiola contro Mourinho. Che rivendica con orgoglio la finale della Coppa del Re del 2011. Ribaltare l’1-2 della finale, poi, non sarà facile. Chi vince, elimina una delle pretendenti più temibili. Perché la Coppa del Re non è solo una scocciatura. Non in Spagna. Non tra Barça e Real.

(c) Goffredo d’Onofrio per Sky Seven Days

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Premier, se tornano i ragazzi terribili

17 gen

Pallone e cuore. L’incrocio di partite ad alta quota della Premier tra Arsenal e Manchester United e tra Manchester City e Tottenham si può presentare anche così. Con sole due parole che raccontano di calcio e di amore. Già, l’amore. Perché alcuni fanno dei giri immensi e poi ritornano. Da dove partire, allora, se non dal ritorno all’Arsenal di Thierry Henry?

Una leggenda dei Gunners che torna, appunto, dopo un giro immenso. Torna dagli Stati Uniti, dal New York Red Bulls. Torna in prestito alla corte di Wenger, in tempo per le sfide in Champions contro il Milan. Torna per far vedere che la statua che gli è stata appena dedicata e che si trova fuori l’Emirates sa far ancora gol. Come contro il Leeds in FA Cup. Henry, 34 anni, in questa giornata di Premier incrocerà un altro ragazzo terribile. Che come lui ha deciso di rientrare in gioco, dopo l’annuncio – forse un po’ prematuro – del ritiro. È Paul Scholes, centrocampista del Manchester United. Scholes, 37 anni, è stato richiamato in campo da Ferguson. Troppa la fame di calcio. Una scelta che è già stata ripagata in campionato: subito in gol contro il Bolton. la scorsa giornata. Dunque: Arsenal contro Manchester United. Partita dal valore tecnico immenso e dal cuore pulsante. Dei ricordi leggendari e della proiezione di futuro. Una partita nel nome di due ragazzi che – per amore – non potranno mai dire di no a queste maglie.

L’altro incrocio pericoloso è quello tra il Manchester City e il Tottenham. Il City, un po’ in difficoltà nelle coppe, ma sempre molto concreto in campionato, vuole spegnere ogni desiderio di primato della squadra di Redknapp. Gli Spurs ci credono, sono in forma, ma sanno che il City in casa è un tritasassi: 10 vittorie in 10 gare e soli 4 gol subiti. Una cosa è certa: pallone e cuore in questa giornata di Premier non mancheranno.

(c) Goffredo d’Onofrio per Sky Seven Days

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Inter, esame di tedesco

17 gen

«Ranieri ha cambiato l’aria dell’ambiente: siamo convinti di poter proseguire anche l’anno prossimo con lui. Certo, ora deve fare bene sino in fondo», parola di Massimo Moratti. Che vede l’Inter in rimonta, sotto tutti i punti di vista. Soprattutto dopo il derby della scorsa giornata. Soprattutto dopo aver visto Milito rinascere. Ma a fermare questa rinascita, potrebbe essere la Lazio di Klose. Già, il tedesco. Bomber arrivato quest’estate e che sta trascinando la squadra di Reja.

Miroslav Klose, (polacco di nascita, tedesco d’adozione) ha già segnato 10 gol in campionato. Lui, dal comportamento normale, dai pochi sorrisi ha una mania: l’allenamento. Si allena sempre, Klose. E lo fa anche persino quando si riposa. A fine gara si immerge completamente in una vasca di cubetti di ghiaccio. Una pratica mutuata dal rugby che serve per tonificare i muscoli. Ecco perché, nonostante i 34 anni, è capace di scattare al 90esimo come se fosse un ragazzino. Allarme Klose per l’Inter e per la sua rimonta, nel il posticipo della 19esima giornata di Serie A.

La Juve capolista scenderà in campo sabato a Bergamo, contro l’Atalanta. È un ritorno per Antonio Conte, esonerato proprio dall’Atalanta nella stagione 2009-2010. Il Milan, archiviata la pratica stracittadina, andrà a Novara, in cerca di punti salvezza, mentre l’Udinese di Di Natale prova a ripartire con il Catania, dopo il passo falso di Genova.

(c) Goffredo d’Onofrio per Sky Seven Days


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Serie B, la prima di ritorno

11 gen

Scrivi Pescara – Verona, ma leggi Serie A diretta. Scrivi Pescara – Verona e, a vederle così in alto, quasi non ci credi. Se si aggiunge che il Pescara è una macchina da gol e che il Verona fuori ha raccolto 20 punti, il big match, per il posticipo della 22esima giornata della Serie bwin, è servito.

E poi c’è il fattore Zeman, l’allenatore del Pescara. Che ha un capitolo tutto suo. Zeman, controcorrente. Zeman e la sua rivoluzione. Zeman, il boemo. Che ha quasi brevettato il 4-3-3, marchio di fabbrica dai tempi del Foggia. Una meccanismo perfetto, quello del Pescara che nella scorsa giornata ha stabilito un record: 45 gol segnati nel girone d’andata. Non era mai successo nei campionati a 22 squadra. Offendere più che difendere. Zeman è così. Bisogna passare tra i suoi silenzi. Nelle pause. Poi, graffia come fa la sua squadra.

«Si vince e si perde, succede a tutti. Si può fare gol e si può subirlo, mi piace provarci, cercare un disegno, certe verticalizzazioni le ho prese dall’hockey». Pescara lo adora. Per il gioco, certo, ma anche per i risultati. Dall’altra parte, il Verona, con un altro 4-3-3, quello di Mandorlini. Con la curiosità di vedere dove può arrivare una neo-promossa dal passato nobilissimo. Con una città che spinge per tornare nel calcio che conta. Con Halfredsson e Pichlmann, mente e braccio della squadra. E con la voglia di rifarsi di Ceccarelli sfortunato protagonista dell’andata. Tra gli spettatori ci saranno anche Sassuolo e Torino. Sarà proprio il Sassuolo ad aprire la giornata, nell’anticipo di venerdì 13 in casa della Nocerina. Pea potrà contare anche sul neo-acquisto Missiroli appena arrivato dalla Reggina per 2,5 milioni. Impegno sulla carta più semplice per il Torino che ospiterà l’Ascoli.

© Goffredo d’Onofrio per Sky Seven Days

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